Più competenze, meno diplomi e lauree

Nel 2023 in Italia circa il 65,5 % della popolazione tra i 25 e i 64 anni aveva almeno un diploma di scuola secondaria superiore, mentre solo poco più del 20 % aveva conseguito una laurea o titolo terziario di istruzione, con valori in crescita negli ultimi anni ma ancora inferiori alla media europea e sotto gli obiettivi formativi internazionali.

Parallelamente, la formazione continua, ovvero l’aggiornamento e l’acquisizione di nuove competenze durante la vita professionale e personale, sta assumendo un ruolo sempre più centrale per sostenere occupabilità e adattamento alle sfide digitali e tecnologiche. Secondo il recente Rapporto sulla formazione continua in Italia (2023-2024), la partecipazione alla formazione degli adulti è in aumento: oltre l’11% dei 25-64enni ha seguito almeno un corso di formazione nell’ultimo mese, e quasi due milioni di lavoratori hanno beneficiato di piani di aggiornamento professionale promossi dai fondi interprofessionali.

Il passaggio da “titolo di studio” a “competenze reali”

I dati raccolti offrono un’interpretazione significativa: l’Italia sta gradualmente incrementando il livello di istruzione formale. Tuttavia, è opportuno considerare che la mera presenza di diplomi e lauree non è più sufficiente a misurare adeguatamente le competenze e la preparazione. Nel contesto lavorativo e dell’innovazione, le competenze effettive, spesso acquisite al di fuori dei tradizionali percorsi accademici, attraverso esperienze professionali, formazione continua o autoapprendimento, assumono un valore fondamentale.

Tuttavia, emerge una criticità legata al fatto che molte di queste competenze non hanno ancora ottenuto un riconoscimento ufficiale, trasparente e condiviso. Senza l’utilizzo di strumenti chiari per descriverle e verificarle, coloro che possiedono competenze reali rischiano di non valorizzarle appieno, e coloro che le cercano (aziende, istituzioni, clienti) incontrano difficoltà nel riconoscerle e confrontarle.

La soluzione? Standard aperti per dare valore alle competenze

In tale contesto, assume rilevanza lo standard internazionale. Gli Open Badges rappresentano una certificazione digitale aperta, verificabile e interoperabile, che attesta competenze, abilità e risultati concreti, indipendentemente dal contesto in cui sono stati acquisiti, che si tratti di un diploma, un corso breve, un’esperienza lavorativa o un progetto personale. Grazie allo standard aperto gestito a livello internazionale, tali badge possono “viaggiare” con l’utente su siti, profili professionali, CV digitali e piattaforme di recruiting, portando con sé tutti i dati necessari a dimostrare autenticità e valore.

In un contesto nazionale, quale l’Italia, in cui la formazione formale e quella continua coesistono ma spesso non dialogano tra loro, gli Open Badges colmano una significativa lacuna, stabilendo una connessione diretta tra le competenze effettive e la domanda di tali abilità da parte del mondo del lavoro, favorendo la creazione di un linguaggio comune.

In altre parole, mentre la percentuale di diplomi e lauree aumenta gradualmente, la velocità di cambiamento delle competenze richieste nel mondo digitale è significativamente superiore. L’opportunità per trasmettere tali competenze in modo credibile, condivisibile e orientato al futuro, facilitando l’identificazione degli individui che apprendono e permettendo alle organizzazioni di effettuare scelte più consapevoli nella selezione del personale, evitando la limitazione imposta dai titoli tradizionali è data dall’utilizzo degli Open Badge. 

Fonti